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L’interior designer deve saper raccontare storie

Svolgere la professione d’interior designer era il mio sogno fin da bambina

Sono fortunata. Sì, lo sono, perché fin da bambina avevo il sogno di diventare architetto (aspirazione coltivata grazie ad abnegazione, anni di rinunce e importanti sacrifici che, in più di un’occasione, hanno coinvolto pure la mia famiglia).
Tuttavia, come interior designer, un’azienda sulla spalle e una professione costruita grazie alla ventennale esperienza nel campo del visual, cullo ancora, come una sacra reliquia, i suggerimenti di Gio Ponti assimilati durante il percorso universitario: “L’architettura come professione deve servire la società futura sul piano funzionale, tecnico, produttivo, economico: deve servire la felicità e le esigenze degli uomini sul piano della loro vita – aria, sole, salute, assistenza, lavoro: deve nutrire l’intelletto degli uomini sul piano dell’intelligenza e dello stile – unità, ordine, essenzialità; come arte deve nutrire l’anima degli uomini e i loro sogni sul piano dell’incanto – immaginazione, magicità, fantasia, poesia”.

Per un interior designer le parole di Gio Ponti rappresentano un passepartout intellettuale

Da interior designer professionista reputo queste indicazioni ancora attualissime. Si tratta di veri e propri passepartout intellettuali, la cui utilità si manifesta sia nella fase creativa del progetto, sia, empaticamente, quando diventa imprescindibile saldare il rapporto col cliente. D’altra parte un interior designer deve essere in grado di raccontare qualcosa; costruire narrazioni. Insomma, come un artista, accetta la sfida d’immaginare e allestire ogni volta storie differenti, liberandole dalla prigione della “carta millimetrata”.
Favole “2.0” in cui si mescolano sogno, pragmatismo e stile. Fiabe che prendono corpo grazie all’utilizzo di materiali portati in dote dalla moderna architettura: cemento, resine sempre più tecnologiche ma in sintonia con l’ambiente, metalli, ceramiche, legno, solo per citarne alcuni.

Interior designer a Milano: un aiuto anche dal punto di vista creativo

Indubbiamente, svolgere la professione d’interior designer a Milano, fulcro artistico e culturale tra i più significativi d’Europa, città aperta, accogliente, camaleontica e multietnica, aiuta anche da un punto di vista creativo.

Sotto la Madonnina si raccolgono questi punti di forza (basti pensare al successo conseguito dal “Salone del Mobile” con dati d’affluenza in crescita e business in continua espansione) che, come conseguenza, fanno del capoluogo lombardo il polo dell’innovazione e delle opportunità con lo sguardo rivolto al futuro.